Speciale Presidenziali Americane

Trump-Clinton, secondo confronto. Per la Casa Bianca l’elezione più anomala della storia.
I due candidati alla presidenza americana si sfidano davanti al mondo in un faccia a faccia al veleno

Per la corsa alla Casa Bianca entriamo in dirittura finale, il vero conto alla rovescia comincia adesso. Il 26 settembre si è tenuto il primo duello televisivo diretto fra Hillary Clinton e Donald Trump. Ancora più aspro e pieno di accuse e colpi bassi il secondo, tenutosi nella notte del 10 ottobre. Quando i due candidati arrivano nell’auditorium della George Washington University di St. Louis (Missouri), il clima è teso. Lo si capisce da un dettaglio: non si stringono neanche la mano, solo un timido saluto con il capo e un sorriso abbozzato. Quello che segue è un dibattito molto intenso, con durissimi scambi di accuse e domande serrate. A porgerle non sono solo i due moderatori ma anche il pubblico, come previsto dalla formula del dibattito (town-hall). Ed è proprio una domanda del pubblico a compiere il “miracolo”. Siamo alla fine del dibattito, per un’ora e mezzo Hillary e Trump se ne sono date di santa ragione. Un cittadino prende la parola e chiede, ai due candidati, cosa rispettino l’uno dell’altro. La tensione inaspettatamente si scioglie. La prima a rispondere è Hillary Clinton: “Rispetto i suoi figli, incredibilmente capaci e devoti”. Donald Trump apprezza la risposta della rivale, e dopo aver ribadito la stima per i propri figli, non vuole essere da meno in carineria: “Non si arrende mai. È una che combatte. Non condivido i suoi giudizi ma lei è una combattiva”. Entrambi appaiono sinceri, quasi buoni amici. Eppure, fino a pochi minuti prima, lo scontro è stato totale. Tasse, economia, sanità, immigrazione, rapporti con l’Islam, guerra in Siria, Russia. Non c’è un tema su cui ci sia accordo tra Hillary e Donald. Muro contro muro su tutto. Due visioni di America differenti e due ricette molto distanti. Il secondo faccia a faccia in tv tra i due candidati in corsa per la Casa Bianca, è stato il dibattito più twittato della storia. Al di là di ciò che dicono e diranno i sondaggi nei prossimi giorni, in questo mese scarso che ci separa dal voto può accadere ancora tutto. Senza dubbio l’ultima parola spetta agli americani, il prossimo 8 novembre. Ma una cosa è certa: si conferma che questa del 2016 è una campagna anomala, forse unica nella storia. Per più di un motivo. Anzitutto perché sono arrivati in finale i due candidati più odiati della storia. Proprio così: le indagini demoscopiche segnalano questo dato eccezionale, mai prima d’ora si erano affrontati due candidati che cumulano percentuali così elevate di giudizi negativi da attirare tanta antipatia, diffidenza, ostilità. Il terzo – e ultimo – confronto tra Hillary Clinton e Trump è in programma il 19 ottobre a Las Vegas. Tutto può ancora succedere. Ma facciamo un passo indietro e in attesa del risultato del voto, vediamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sulle prossime Presidenziali Americane.
Quando si vota?
Le elezioni presidenziali Usa si terranno l’8 novembre 2016. Le consultazioni si tengono in un giorno solo: il cosiddetto Election Day. Cadono, come di consuetudine, il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Le elezioni eleggeranno il 45º presidente degli Stati Uniti, successore del democratico Barack Obama, in carica negli otto anni precedenti, ineleggibile in quanto ha raggiunto il limite di due mandati previsto dal XXII emendamento della Costituzione statunitense.
Come funzionale il sistema elettorale americano
Il sistema elettorale prevede un’elezione semidiretta; il Presidente è infatti eletto a maggioranza assoluta, per un mandato di quattro anni, dal collegio elettorale, composto da 538 “grandi elettori”, eletti tramite elezione diretta il martedì successivo al primo lunedì del novembre dell’ultimo anno del mandato del Presidente in carica. Ogni stato federato elegge un numero di delegati pari ai rappresentanti dello stesso stato al Congresso, ripartizione che tiene conto anche della consistenza della popolazione e quindi soggetta a revisione periodica. Eccetto il Maine e il Nebraska, ogni stato ha adottato un sistema elettorale per il quale vengono eletti solo i delegati sostenitori di uno stesso candidato che insieme hanno ottenuto più voti; il candidato indirettamente vincitore nel singolo stato, si aggiudica quindi tutti i delegati assegnati allo stesso.
Quali sono i requisiti per candidarsi?
Come previsto dal secondo articolo della Costituzione, è eleggibile alla carica di Presidente ogni cittadino degli Stati Uniti per nascita, residente negli Stati Uniti per almeno quattordici anni e con un’età pari o superiore a 35 anni.
Come vengono scelti i candidati?
I due partiti principali come da consuetudine hanno scelto i rispettivi candidati alla Presidenza nell’estate del 2016 al culmine di elezioni primarie. Generalmente possono prendere parte alle primarie solo le persone iscritte nelle liste elettorali. In alcuni Stati bisogna iscriversi un anno prima, in altri bastano poche settimane, in altri ancora sono aperte agli indipendenti. In quest’ultimo caso possono votare tutti gli iscritti alle liste del partito, ma anche chi si è semplicemente registrato per il voto. I militanti del Partito Democratico hanno scelto per la prima volta una donna, l’ex Segretario di Stato ed ex first lady Hillary Clinton, che ha potuto contare sin dalle prime fasi sull’appoggio della stragrande maggioranza degli esponenti del suo partito, dovendo tuttavia fronteggiare fino alla fine delle primarie Bernie Sanders, candidato semi-indipendente che ha ottenuto una vasta popolarità tra gli elettori più giovani. Ad affiancarla come candidato vicepresidente è stato scelto Timothy Michael Kaine. Il Partito Repubblicano ha invece scelto il controverso candidato Donald Trump, ricco imprenditore e personaggio televisivo, il quale non è riuscito a far convergere su di lui un consenso tra le varie correnti e tra i maggiori esponenti del partito. Trump ha scelto come candidato vicepresidente il governatore dell’Indiana Mike Pence.
Diritti e doveri del presidente degli Stati Uniti d’America
L’inquilino della Casa Bianca, come sancito dalla Costituzione, è investito del potere esecutivo a livello federale ed è Capo delle forze armate, ha la facoltà di convocare il Congresso, di nominare consiglieri, di accordare la grazia e sospendere le pene per i reati puniti a livello federale, di ricevere Ministri o ambasciatori. Dopo le due presidenze Obama, saranno molti i nodi da sciogliere per il futuro Presidente. Innanzitutto quello inerente alla posizione che gli Stati Uniti vorranno tenere nel contemporaneo scenario globale: i rapporti con la Cina e con la Russia, la lotta al terrorismo, il ruolo da assumere nei conflitti mediorientali e africani. Per quanto concerne la politica interna, gli effetti della Grande recessione del 2009 si sono progressivamente attenuati. Ora toccherà al popolo americano scegliere se continuare sulla strada progressista, tracciata dal primo Presidente afroamericano, o se scegliere politiche di stampo conservatore, che contemplino dei tagli alle spese e una riduzione della pressione fiscale.

Maria Rita Cappucci