Franca Rame coraggiosa, carismatica e ribelle

Franca Rame è stata un’attrice teatrale, drammaturga e politica italiana. Figlia d’arte, debutta in teatro appena nata e da allora non ha più lasciato il palcoscenico. 

Una donna dolce e autoironica, bella e decisa, forte e poliedrica, che ha dedicato tutta la sua vita al teatro, e che proprio a teatro ha conosciuto il collega Dario Fo, suo grande amore e compagno fedele. Oltre all’ambito artistico, un’altra sua grande passione, è stata la politica. A partire dagli dalla fine degli anni ’70 abbraccia il movimento femminista e dedica alla questione femminile testi di denuncia sociale come “Tutta casa, letto e chiesa”, “Grasso è bello!” e “La madre”. Ma i suoi discorsi scomodi e rivoluzionari davano fastidio a molti, e i suoi oppositori covavano un odio profondo nei suoi confronti, proprio per via del suo coraggio e della sua intraprendenza. Questo odio sfocerà in un evento drammatico, un trauma che ha segnato la sua vita per sempre.
Una vita consacrata all’arte drammaturgica
Franca Rame nasce a Parabiago, una frazione di Villastanza, il 18 luglio del 1929. Eredita la passione per la recitazione dalla sua famiglia, infatti entrambi i genitori e il fratello recitano e gestiscono una piccola compagnia teatrale girovaga, che può vantare una tradizione risalente al 1600, legata al teatro dei burattini e delle marionette. Ancora in fasce viene introdotta sulla scena e impiegata per i ruoli da infante. Nel 1950 entra nella compagnia di Tino Scotti e viene scritturata per “Ghe Pensi di mi”di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano. Il sodalizio con Marchesi prosegue fino al 1952, quando interpreta Silvana nel film “Lo sai che i papaveri” al fianco di Walter Chiari e Raimondo Vianello. In questi anni conosce il collega Dario Fo. I due condividono la stessa passione per il teatro e i medesimi ideali, da subito scatta l’alchimia tra loro e ben presto si innamorano. Franca Rame e Dario Fo si sposano il 24 giugno del 1954 nella Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano. Un anno dopo Franca dà alla luce il loro figlio, Jacopo. Nel 1958 la donna fonda assieme al marito la Compagnia Dario Fo-Franca Rame, di cui lui è regista e drammaturgo e lei prima attrice e amministratrice. Da questo momento in poi la loro complice intesa è un filo rosso e indissolubile che li unirà per tutta la vita. Nel 1962 Dario Fo e Franca Rame presentano Canzonissima, ma dopo sole sei puntate la RAI gli revoca la conduzione del programma a causa di uno sketch considerato troppo scomodo dagli autori perché faceva emergere le drammatiche condizioni lavorative nel campo dell’edilizia, e aveva provocato proteste e polemiche. Nel 1968 entrambi i coniugi abbracciano l’utopia sessantottina e fondano il collettivo Nuova Scena, dal quale si separeranno per divergenze politiche ed ideologiche, per poi fondare un nuovo gruppo di lavoro, chiamato La Comune, assieme al quale Franca Rame ideò e interpretò spettacoli di satira, controinformazione e denuncia sociale come “Morte accidentale di un anarchico”, il quale raccontava la versione ufficiale ben poco credibile sul “suicidio” dell’attivista anarchico Pinelli, precipitato da una finestra della Questura di Milano, dove era trattenuto per essere interrogato. Sul finire degli anni ’70 Franca Rame si avvicinò al movimento femminista e cominciò a mettere in scena testi di propria composizione sulla questione femminile. In questi monologhi tragicomici, scritti e interpretati da lei, veniva messa in luce la situazione della donna degli anni ’70, frustrata e stufa del ruolo di angelo del focolare e desiderosa di libertà, anche nell’ambito sessuale. In questi spettacoli al limite del grottesco, Franca Rame portava in scena uno spaccato della storia dell’epoca, in cui la donna si ritrova in bilico tra il riconoscimento dei suoi diritti in ambito economico e civile e il suo ruolo di moglie e madre tra le quattro mura domestiche. Con un’ironia sottile ma efficace, Franca puntava a risvegliare il pubblico femminile, da sempre abituato ad una tacita sottomissione nei confronti del patriarcato. “Parlare donne! Non facciamoci interrompere con qualsiasi mezzo, parlare! Siamo rimaste zitte per tanto di quel tempo … che poi non è neanche vero, abbiamo sempre parlato, anche nei momenti più duri, quando ci mettevano le museruole, i cinti, quando addirittura al rogo!”.
Il rapimento e la violenza
Il 9 marzo del 1973 Franca Rame viene rapita e caricata con la forza su un furgone da 5 uomini che la torturano e la violentano a turno per poi abbandonarla sola e ferita in mezzo alla strada. I carnefici erano militanti dell’estrema destra e gli abusi fisici e mentali a cui fu sottoposta la donna, avevano lo scopo di annientarla e umiliarla. Con i suoi discorsi rivoluzionari sulla ribellione e sull’autodeterminazione, Franca si era fatta molti nemici, soprattutto negli ambienti neofascisti. Il giorno dopo la violenza, Franca sporge denuncia e partono le indagini, ma si ritrova davanti a un muro di omertà e spietata indifferenza. Il procedimento penale si conclude nel febbraio del 1998, con la caduta in prescrizione. Un’incredibile e dolorosa ingiustizia, un tradimento dello Stato nei confronti di una vittima. Dopo dieci anni dal drammatico episodio, Franca riesce ad esorcizzare il trauma e a trasformarlo in un toccante monologo tragico: “Lo stupro”. In questo brano l’attrice ripercorre con sconvolgente lucidità ogni singola violenza subita, dalle bruciature di sigaretta alla violenza carnale. L’attrice, a distanza di anni, trova il coraggio di rivivere quella terribile e spaventosa esperienza sul palco per denunciare, con la sua testimonianza, tutti gli abusi e le molestie che subiscono le donne. Nel 2013, anno in cui Franca viene a mancare, nel corso dell’indagine sulla strage di Bologna, si scopre che erano stati proprio alcuni ufficiali della Caserma dei carabinieri di Pastrengo a ordinare lo stupro della donna al gruppo di neofascisti. Franca Rame era considerata un personaggio scomodo per le sue idee politiche, e per questo alcuni spietati e corrotti deputati del Movimento Sociale Italiano, avrebbero voluto punirla.
L’impegno in politica e la malattia
Nel 1999, assieme al marito Dario Fo, riceve la laurea honoris causa da parte dell’Università di Wolverhampton (Regno Unito) per il loro contributo al teatro internazionale e per l’impegno democratico e sociale che li ha contraddistinti. Nel 2006 si candida come capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria per Italia dei Valori. Viene eletta senatrice in Piemonte. Lascia il Senato nel 2008, e si congeda con queste parole: «Le istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato».Nel 2009 scrive assieme al marito Dario Fo la sua autobiografia intitolata “Una vita all’improvvisa”. Tra dicembre 2011 e marzo 2012 Rame e Fo riportano in scena “Mistero buffo”. Il 19 aprile 2012 viene colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al policlinico di Milano. Muore il 29 maggio 2013, nella sua abitazione di Porta Romana a Milano, all’età di 83 anni. È sepolta nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano a fianco al suo carissimo amico Enzo Jannacci. La giunta comunale di Milano ha deciso di intitolare all’attrice lo spazio verde tra le vie Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Roberto Tremelloni.

Betty Mammucari