Al di là dei barconi: una drammatica realtà sommersa

In base ai dati ufficiali si prevede che anche quest’anno migliaia di persone attraverseranno il Mar Mediterraneo alla ricerca di un futuro migliore in Europa. Disperati, che pagano a caro prezzo un posto su barconi instabili, spesso fatiscenti, in pessime condizioni igienico sanitarie, ammassati gli uni contro gli altri, senza bere né mangiare per giorni, rischiando di cadere in acqua e annegare ad ogni capriccio del mare. In molti si domandano chi siano costoro, da dove provengano e cosa li spinga ad affrontare un viaggio tanto rischioso. Secondo Frontex, l’Agenzia Europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne, sono due le aree principali dalle quali provengono i rifugiati: la via del Medio Oriente, che interessa soprattutto i siriani, seguiti da afghani, libici e palestinesi, che tentano la via del mare per fuggire dai violenti conflitti fratricidi che insanguinano il proprio paese, e la via dell’Africa, dove eritrei, nigeriani e somali lasciano il villaggio natio e le proprie famiglie per percorrere molti chilometri prima di imbarcarsi alla ricerca di un futuro migliore, lontano dalla povertà, dalla miseria e dalla guerra. Un’emergenza umanitaria che l’Europa ha il dovere di affrontare nel modo più umano possibile, cercando di fornire a queste persone l’assistenza di cui hanno bisogno, ma non sempre questo accade. Il più delle volte i sogni dei migranti s’infrangono sulle coste greche e italiane, perché quando vengono salvati, il loro destino é in mano alle Onlus e alle cooperative, strutture spesso invischiate in torbidi affari in cui uomini corrotti lucrano sull’accoglienza che diventa in business. Così è accaduto per il Cara di Mineo, sul quale le Procure di Caltagirone e Catania stanno indagando per corruzione e falso ideologico, perché attraverso delle indagini hanno scoperto che i gestori di tali centri gonfiavano il numero di richiedenti asilo ospitati all’interno della struttura per ricevere maggiori fondi dal Governo. Un altro fenomeno drammatico legato ai flussi migratori è il Caporalato: una vera e propria tratta di esseri umani, una schiavitù moderna riguardo alla quale hanno effettuato approfondite indagini alcune Onlus e associazioni meridionali, che hanno presentato un rapporto chiamato #filierasporca, il quale descrive nel dettaglio la condizione di molti migranti ospitati nei centri di accoglienza, che verrebbero sfruttati clandestinamente da alcune aziende agricole e costretti a lavorare sotto al sole e con turni massacranti, per pochi euro l’ora. Un altro tipo di schiavitù, ugualmente disumana, è quella che sono costrette a subire le giovani nigeriane, spesso minorenni, prelevate nel proprio paese con la falsa promessa di un lavoro e vendute dalle proprie famiglie per ripagare un debito. Queste ragazze arrivano in Italia su un barcone e le loro vite sono in mano ai trafficanti, che le costringono a vendere il proprio corpo agli angoli delle strade per poche decine di euro, minacciandole e maltrattandole senza alcuna pietà. Donne fantasma, in vendita come oggetti in un mercato, nell’indifferenza generale. E sui barconi viaggiano anche minori non accompagnati, bambini o adolescenti che partono soli o perdono i propri famigliari durante la traversata, piccoli profughi a cui è stata rubata e negata l’infanzia, che non conoscono pace né serenità e hanno visto i peggiori orrori manifestarsi davanti ai propri occhi. Noi che viviamo al sicuro nelle nostre tiepide case non possiamo neanche immaginare quanta sofferenza si celi al di là dei barconi.

Betty Mammuccari